Bagliori nel vuoto




 
Tubi a scarica di Plücker, non firmati, circa 1875
I tubi contengono gas diversi, a bassa pressione, e su di essi sono incollate etichette recanti delle annotazioni scritte ad inchiostro che precisano i gas contenuti.
  Tubo di Crookes per lo studio del percorso della scarica elettrica luminosa in gas rarefatti, non firmato, 4/4 XIX secolo
Si mostrava che nel vuoto di Crookes, solo la posizione e la forma del polo negativo determinavano il percorso della "materia radiante".




Tubo di Crookes per mostrare il percorso della materia radiante, non firmato, 4/4 XIX secolo
Come il precedente, questo tubo venne proposto da Crookes per mostrare che in un vuoto spinto il percorso della cosiddetta "materia radiante" è legato unicamente alla posizione e alla forma dell'elettrodo negativo.
Collegando il tubo ad una bobina d'induzione, si osservava che i raggi provenienti dall'elettrodo negativo, proiettati in direzione normale rispetto alla superficie dell'elettrodo stesso, giungono ad un fuoco per poi divergere, tracciando il loro percorso in una luminosa fluorescenza verde sulla superficie di vetro del tubo.


Tubo di Crookes per mostrare l'azione meccanica della materia radiante, detto anche "radiometro elettrico", non firmato, 4/4 XIX secolo
Si mettevano in comunicazione gli elettrodi con una sorgente di elettricità ad alto potenziale (rocchetto di induzione ad esempio), collegando il mulinello al polo negativo. A causa dei raggi catodici emessi dai lati non protetti delle palette, il mulinello si metteva a girare per reazione.




Tubo di Crookes per mostrare il calore prodotto dalla materia radiante, firmato su un'etichetta incollata "RICH. MÜLLER-URI BRAUNSCHWEIG", 4/4 XIX secolo
Si collegava il tubo ad un rocchetto d'induzione, mantenendo dapprima scariche di bassa potenza. Il fascio di elettroni, focalizzato sul metallo, lo portava al calor bianco. Avvicinando un piccolo magnete, si poteva spostare il fuoco dove i raggi catodici convergevano, allontanandolo dal metallo che perdeva allora la propria luminosità. Togliendo il magnete, il metallo tornava al calor bianco. Aumentando poi l'intensità della scarica elettrica, il platino assumeva una luminosità quasi insopportabile ad occhio nudo ed infine fondeva.


Tubo per lo studio delle scariche elettriche a pressioni diverse, non firmato, fine XIX secolo
Il tubo poteva essere collegato ad una pompa pneumatica. Si poteva così diminuire poco a poco la pressione all'interno del tubo e studiare le relative modifiche nell'aspetto della scarica elettrica attraverso il tubo.
Tubo di Goldstein per lo studio dei raggi canale, non firmato, 4/4 XIX secolo
Si osservano i raggi canale dalla parte opposta del catodo (perforato) rispetto all'anodo. Si tratta di ioni positivi del gas contenuto, i quali si spostano attratti dal catodo e passano attraverso i fori, emettendo luce se l'energia è sufficiente. Sulla parete inferiore del tubo, si vede invece la caratteristica fluorescenza dovuta all'impatto dei raggi catodici, ossia dei fasci di elettroni, contro le pareti in vetro del tubo.






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