Bagliori nel vuoto



Laboratorio bagliori nel vuoto




Tubo di Geissler, non firmato, 2/2 XIX secolo
Al passaggio di una scarica elettrica, il tubo si illumina di un bagliore in cui sono ben visibili le "striae", o stratificazioni della luce, e lo spazio scuro di Faraday.



Tubi di Geissler a liquidi fluorescenti, non firmato, 3/4 XIX secolo


Tubo di Geissler a polveri fluorescenti, non firmato, circa 1879



Tubo di Crookes per mostrare l'azione fluorescente della materia radiante su un minerale fluorescente, non firmato, 4/4 XIX secolo


Tubo di Crookes per mostrare l'azione meccanica della materia radiante, non firmato, 4/4 XIX secolo

Tubo di Goldstein per raggi canale, non firmato, 4/4 XIX secolo
Con un tubo a vuoto di questo tipo, Eugen Goldstein nel 1886 mise in evidenza l'esistenza di raggi luminosi colorati che si muovevano dall'anodo verso il catodo, ossia in direzione opposta rispetto ai raggi catodici. Per poter visualizzare tali raggi indipendentemente dai raggi catodici, Goldstein ebbe l'idea di forare il catodo permettendo così ai raggi di passare attraverso i vari fori o "canali" dietro il catodo stesso, in una zona dove li si poteva chiaramente vedere. Goldstein stesso coniò per questi raggi il nome di "raggi canale". Si scoprì rapidamente che si trattava di ioni positivi del gas contenuto, i quali si spostavano attratti dal catodo e passavano attraverso i fori, emettendo luce se l'energia era sufficiente. Sulla parete opposta del tubo, si vedeva invece la caratteristica fluorescenza dovuta all'impatto dei raggi catodici, ossia dei fasci di elettroni, contro le pareti in vetro del tubo.






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