Bagliori nel vuoto



Le grandi scoperte di fine Ottocento: raggi X, radioattività, elettrone

La controversia sulla natura dei raggi catodici sembrò risolversi a favore dell'interpretazione ondulatoria in seguito agli esperimenti svolti tra il 1883 e il 1894 prima da Heinrich Hertz e poi da Philipp Lenard.
Tuttavia, Joseph J. Thomson nel 1894 e Jean Perrin, nel 1895 portarono nuovi argomenti a favore dell'interpretazione corpuscolare dei raggi catodici. Si apriva un nuovo capitolo della controversia, mentre negli stessi anni due nuove scoperte dovevano rivoluzionare la fisica delle radiazioni. Nel 1895 Wilhelm C. Röntgen, compiendo esperimenti con un tubo di Crookes, scoprì i raggi X, prodotti dall'impatto dei raggi catodici sulle pareti di vetro. Pochi mesi dopo nel 1896 Henri Becquerel, nel tentare di evidenziare l'eventuale emissione di raggi X da un sale di uranio fluorescente, scoprì l'esistenza di un'ulteriore tipo di radiazione, la radioattività.
Queste nuove scoperte stimolarono notevolmente il lavoro teorico e sperimentale sull'argomento, e nel 1897 Thomson riuscì a misurare il rapporto (m/e) tra massa (m) e carica (e) dei "corpuscoli" costituenti i raggi catodici interpretandoli come i costituenti elementari degli atomi dei diversi elementi della tavola periodica: questi corpuscoli presero poi il nome di elettroni. Le scoperte del 1895, 1896 e 1897 furono la base degli sviluppi della fisica del XX secolo.
Due anni dopo la scoperta dell'elettrone, Thomson arrivò per primo a fornire le prime stime del valore della carica (la stima più precisa venne dai lavori di Millikan del 1910) utilizzando una nuova tecnica, scoperta in quegli anni da Charles T.R. Wilson. Questa tecnica, alla base delle cosiddette camere di Wilson (o a nebbia), si rivelò centrale negli studi successivi della fenomenologia delle particelle.




Serie di lastre radiografiche e diapositive, firmate "G. Vicentini", gennaio1896

Appena venne pubblicata la scoperta dei raggi X, il 28 dicembre 1895, gli esperimenti di Röntgen furono ripetuti da altri scienziati in tutta Europa. A Padova, studi approfonditi sull'argomento vennero condotti da Giuseppe Vicentini e dal suo assistente Giulio Pacher fino dal gennaio 1896. Convinto dell'importanza dei raggi X in campo medico, Vicentini cercò la collaborazione di medici interessati, dando così inizio a Padova, prima sede in Italia, alla sperimentazione radiologica.
Queste prime radiografie vennero eseguite da Vicentini utilizzando "un grande rocchetto di Ruhmkorff con interruttore di Foucault" e uno dei suoi tubi di Crookes. Per ottenere delle buone immagini, impiegò sempre pose molto lunghe, di almeno venti minuti per corpi relativamente sottili e perfino di un'ora per corpi molto spessi.






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