Elettricita



Rocchetti d'induzione

Come i generatori magneto e dinamoelettrici, anche i rocchetti d'induzione, sviluppati a partire dagli anni 1830, erano basati sull'induzione elettromagnetica. Erano costituiti da due avvolgimenti cilindrici concentrici costituiti da filo di diametro e lunghezza diversa. Interrompendo la corrente nel circuito primario si poteva ottenere una corrente indotta ad alta tensione nel secondario.
Notevolmente perfezionata negli anni 1850 dal costruttore di strumento scientifici Heinrich D. Ruhmkorff, la bobina d'induzione diventò uno dei principali strumenti dei laboratori ottocenteschi. Fu utilizzata per molteplici esperimenti tra cui l'alimentazione dei tubi di Geissler e svolse alla fine del XIX secolo un ruolo cruciale nella produzione di raggi X.


Bobina d'induzione portatile per elettroterapia, non firmata, 2/2 XIX secolo
La bobina è costituita da un nucleo di fili di ferro dolce attorno cui sono avvolti due fili di rame ricoperti di seta. Il circuito primario, alimentato dalla pila sottostante, comprende l'interruttore a lamina elastica. Ad ogni interruzione della corrente nel primario, viene generata una corrente indotta nel circuito secondario. Per le applicazioni in elettroterapia, sono disponibili diversi accessori

Rocchetto di Ruhmkorff, firmato "Ruhmkorff à Paris", 3/4 XIX secolo
E' una classica bobina del tipo perfezionato da Ruhmkorff, costruita dallo stesso Ruhmkorff. Il circuito detto primario ha un filo più grosso e riceve la corrente induttrice della pila. Nel secondo avvolgimento, di filo molto più sottile, viene indotta la corrente ad ogni interruzione di corrente nel circuito primario.


Interruttore a mercurio, non firmato, probabilmente costruito da Ruhmkorff a Parigi, 3/4 XIX secolo

I vari elementi raccolti sulla base di legno costituiscono due circuiti indipendenti. Uno di questi è costituito da uno dei commutatori e dal vaso a mercurio più esterno; è alimentato dalla pila induttrice e, ad ogni movimento della leva, la corrente vi viene alternativamente interrotta o ripristinata. Il filo di questo circuito è destinato a costituire l'avvolgimento primario di un rocchetto d'induzione. Per fare oscillare la leva interviene l'altro circuito alimentato da una pila indipendente: quando passa la corrente, il pezzo di ferro all'estremità della leva è attirato dall'elettrocalamita e la leva sollevandosi tira fuori dal mercurio il contatto metallico. S'interrompe allora il circuito e il pezzo di ferro ricade ripristinando il passaggio della corrente. L'interruttore faceva circa 50 a 60 oscillazioni al secondo.
Grande bobina d'induzione, reca la sigla della ditta Siemens e Halske, ossia una "S" ed una "H" interlacciate, e il numero "n° 2583", 2/2 XIX secolo
L'elettrodo a punta è graduato da 0 a 40 cm e può scorrere in avanti e indietro: si può così regolare e misurare la distanza fra i due elettrodi, e valutare la lunghezza delle scintille ottenute.





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