Elettricita



Motori elettrici

Abbiamo accennato al fatto che nel 1821 Michael Faraday costruì un apparato in cui un circuito percorso da una corrente veniva messo in movimento di rotazione. Si dimostrava così per la prima volta la possibilità di convertire energia elettrica in energia meccanica, e si apriva la strada alla costruzione di motori elettrici, di cui vennero proposti diversi modelli negli anni successivi. Tuttavia solo a partire dagli anni 1870, cominciarono ad essere prodotti motori efficaci a livello industriale.




Motore elettrico a campo magnetico terrestre, non firmato, costruito da Francesco Cobres, 2/4 XIX secolo
L'apparecchio, di cui i cataloghi dell'epoca attribuiscono l'invenzione a Francesco Zantedeschi - professore presso l'Università di Padova - sfrutta l'azione del campo magnetico terrestre. Consiste di quattro elettromagneti uniti e formanti una croce, che possono girare in un piano orizzontale. Dei pozzetti che venivano riempiti di mercurio sono scavati nella base di legno. La corrente passa inizialmente in uno degli elettromagneti che si mette in movimento per allinearsi lungo il campo magnetico terrestre. Con la rotazione, si modificano i contatti nel mercurio e gli altri elettromagneti vengono ciclicamente alimentati, da cui un moto di rotazione costante.


Motore elettrico di Froment, non firmato, 2/2 XIX secolo
L'apparecchio è costituito da due bobine che, alimentate periodicamente dalla corrente di una pila, attraggono le barrette di ferro fissate fra i due dischi d'ottone. Un contatto a molla, poggiante su una ruota dentata disposta sull'asse di rotazione, permette di interrompere periodicamente la corrente nelle bobine. Quando passa la corrente, una delle barrette viene attirata, subito si interrompe la corrente, il moto continua per inerzia e si ripristina allora la corrente, con la conseguente attrazione della barretta successiva. Motori di questo tipo vennero sviluppati negli anni 1840 dal costruttore parigino di strumenti scientifici Paul Gustave Froment. Essi conobbero una grande diffusione quali apparecchi da dimostrazione, spesso utilizzati per muovere piccole pompe o verricelli.



Motore elettrico di Trouvé, non firmato, 2/2 XIX secolo
Al passaggio della corrente, gli elettromagneti venivano attratti dalle parti più salienti della ruota ma appena vi arrivavano, si interrompeva il contatto in uno dei pozzetti di mercurio, e quindi il passaggio della corrente, e gli elettromagneti continuavano a girare per inerzia. Si ristabiliva così la corrente e gli elettromagneti venivano attratti dall'espansione successiva. Si otteneva in tal modo un moto di rotazione continua.
Questo tipo di motore, proposto da Gustave Trouvé intorno al 1864, veniva utilizzato per fare girare dei tubi di Geissler che venivano fissati all'asse di rotazione della ruota. Alimentati dalle scariche periodiche di una bobina di induzione, questi producevano bagliori colorati e, per la permanenza delle immagini sulla retina, invece del tubo rotante, si vedevano numerosi tubi radiali luminosi, di grande effetto.






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