Elettricita






Elettroforo, non firmato, 4/4 XVIII secolo
Si caricava la resina negativamente strofinandola con una pelliccia di animale e vi si poggiava poi sopra il disco d'ottone. Per induzione elettrostatica, il disco si caricava positivamente mentre la resina non perdeva nulla della propria carica. Si poteva quindi ricaricare il disco un gran numero di volte. Alessandro Volta, che ideò questo strumento nel 1775, lo definì "elettroforo perpetuo". In realtà vi è comunque dispersione della carica della resina nell'atmosfera e le possibilità di ricarica non sono infinite.
L'elettroforo ebbe una vasta progenie di strumenti fra cui i "duplicatori di elettricità", varianti meccanizzate dell'elettroforo. Tali strumenti, quasi dimenticati nella prima parte del XIX secolo, costituiranno i diretti antenati delle potenti macchine ad induzione elettrostatica della seconda metà del XIX secolo.

Il funzionamento dell'elettroforo di Volta Apri la scheda!




Accendilume ad idrogeno, non firmato, c. 1800
L'apparecchio è costituito da un elettroforo e da una sfera in ottone che conteneva acido solforico. Quando il rubinetto era aperto, l'acido cadeva nel recipiente sottostante dove agiva su pezzi di zinco o di ferro liberando gas idrogeno che poteva uscire dal beccuccio orizzontale. Al di sopra del beccuccio arrivano i due elettrodi di un piccolo scaricatore a punta. Tirando una cordicella si aziona tutto il sistema: si apre il rubinetto e l'idrogeno inizia a uscire dal beccuccio. Contemporaneamente viene sollevato il piatto dell'elettroforo, che comunica allora la propria carica per cui tra i due elettrodi dello scaricatore scocca una scintilla. L'idrogeno allora s'infiamma mentre simultaneamente il porta candela si inclina; la candela si accende e torna alla sua posizione.
Questo dispositivo venne ideato intorno al 1777 da Alessandro Volta, il quale lavorò parecchio sulle proprietà sia dell'idrogeno, all'epoca conosciuto come "aria infiammabile" o "aria infiammabile metallica", sia del metano, chiamato da Volta "aria infiammabile delle paludi".
Condensatore a piatti, firmato: "Tecnomasio Milano Longoni e Dell'Acqua", 3/4 XIX secolo
I due dischi d'ottone costituiscono le armature del condensatore.





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