Elettricita


[ I primi passi della scienza elettrica ] - [ Elettricità nel '800 ]




Elettricità nel '800 - Gli apparati per produrre e studiare l'elettricità

Mentre svolgeva esperimenti di elettrostatica su zampe di rana, Luigi Galvani negli anni 1790 evidenziò l'esistenza di un'elettricità apparentemente di origine animale. Sulla scia di questa scoperta, Alessandro Volta nel 1800 mise a punto la pila elettrica, strumento che forniva per la prima volta una corrente continua. Lo studio del funzionamento della pila ne evidenziò la natura chimica, dando avvio all'elettrochimica.
L'uso della pila condusse in pochi anni a scoperte clamorose. Tra le più importanti, quella di Hans C. Oersted che nel 1820 mostrò che un filo percorso da una corrente agiva sull'ago di una bussola creando intorno a sé un campo magnetico: veniva così stabilita per la prima volta l'esistenza di interazioni fra elettricità e magnetismo.
Vennero quindi accuratamente studiate le interazioni fra correnti elettriche e magneti, in particolare da André Marie Ampère, e nel 1821 Michael Faraday mostrò che era possibile ottenere un moto meccanico a partire dall'elettricità, aprendo così la strada alla costruzione di motori elettrici.
Lo stesso Faraday nel 1831 mostrò che una variazione di flusso magnetico attraverso un circuito generava una corrente elettrica. Questo fenomeno, detto "induzione elettromagnetica", offriva una possibilità del tutto nuova di produrre elettricità: vennero proposti dei generatori detti "magnetoelettrici"- poi perfezionati in generatori "dinamoelettrici" o "dinamo"- e vennero ideati i rocchetti d'induzione. Si ottennero così generatori di straordinaria potenza che portarono all'avvento negli anni 1870 dell'elettricità industriale.



Pile elettriche

Oltre alla cosiddetta "pila a colonna", costituita da coppie di dischi di zinco e argento sovrapposte e separate da rondelle imbevute di acqua salata, Volta propose anche la cosiddetta "couronne de tasses", che consisteva in vasetti contenenti acqua salata in cui erano immersi elettrodi di zinco e argento. Fu questa forma, più pratica ed efficace, ad essere sviluppata in innumerevoli varianti.
In particolare, ci si rese conto che le pile si esaurivano rapidamente a causa della formazione di depositi sugli elettrodi (polarizzazione). Per evitare questo fenomeno venne proposta, prima da Antoine C. Becquerel nel 1829 e poi da John F. Daniell nel 1836, una pila in cui i due elettrodi erano immersi in liquidi diversi separati da una parete porosa. Svariati modelli di pile a due liquidi vennero costruiti nel corso dell'Ottocento.
Si pensò anche di introdurre una sostanza "depolarizzante" di protezione, come nella pila proposta intorno al 1868 da Georges Leclanché, tuttora in uso.


  Dagli esperimenti di Galvani all'invenzione della pila di Volta Apri la scheda!

Pila a colonna di Volta, non firmata, 3/4 XIX secolo
Modello destinato alla didattica, costituito da coppie di rondelle di zinco e rame separate da dischetti di carta inumidita con acqua acidula.

Pila a truogoli, non firmata, 3/4 XIX secolo
La batteria è costituita da dieci coppie di cilindri di zinco e rame immerse ciascuna in uno dei vasetti. Le coppie possono essere alzate ed abbassate per mettere in attività la pila solo al momento in cui si vuole utilizzare la corrente.


 
Da Galvani a Volta: l'invenzione della pila elettrica [PDF 1,4 Mb]Apri la scheda!





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